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Cade il silenzio, spegne il brusio,
la terra si spoglia, resta più vera.
Tutti fuggono il morso del tuo respiro,
cercano il sole, l'estate promessa,
temono il gelo che ti dorme al fianco.
Io no. Io ti aspetto come si aspetta una resa.
C’è una grazia feroce nelle tue mattine di vetro,
quando la brina disegna pizzi sulle ginestre morte
e il cielo si fa di cenere, pulito, severo.
Amo come spogli il mondo d'ogni menzogna:
alberi, scheletri di pietra,
che non fingono fioriture,
ma restano, nudi e leali, ad abbracciare l'aria.
Nessuno sa guardare la bellezza che trema.
Nessuno perdona il tuo freddo,
ma io cerco la grazia nel tuo fiato di nebbia,
il rifugio d'una casa illuminata,
il battito lento di una terra che finalmente riposa.
Lasciate che amino la luce che abbaglia.
Io terrò per me questo grigio,
questo tempo sospeso che sa di nostalgia,
dove il cuore impara a stare solo,
e il mondo, per un istante, tace